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sabato 10 ottobre 2015

ADOLFO WILDT- L'ANIMA E LE FORME

 ADOLFO WILDT

L’anima e le forme
Di Daniele Crippa


 Scolpire significa immettere lo spirito nella materia.
 Wildt per spiegare come intendesse la scultura scrisse “ L’opera d’arte non è per gli occhi ma per l’anima . “
 L’artista dichiara essere suo un credo che probabilmente era il sogno di ogni scultore: fondere nel volume la perfezione estetica insieme al messaggio etico dell’opera.
Figlio di un portiere di Palazzo Marino, nacque in una antica famiglia milanese che da secoli portava il cognome di antenati svizzeri, era molto povero ma dotato di una forza di volontà ferrea grazie alla quale si impose fin da giovanissimo come uno dei migliori collaboratori di molti scultori milanesi, anzi dimostrò immediatamente le sue eccezionali doti e subito fu ricercato per essere considerato sul mercato il migliore lisciatore e lucidatore di marmi.
Impossibilitato a viaggiare e visitare musei per scoprire, ammirare e comprendere le opere già presenti nell’olimpo dell’arte si inventò un metodo geniale per sopperire alla sua impossibilità causata dalle sue ristrettezze economiche: divenne assiduo frequentatore di mercatini e librerie. Il tempo che dedicò all’acquisto ed allo studio delle fotografie riproducenti sculture dei grandi maestri fu la sua vera scuola !
 Wildt diceva “ Ero dunque povero e non potevo studiare come avrei voluto, non potevo recarmi a Roma e Firenze come avrei voluto a guardare i capolavori dei nostri grandi e nutrirmene lo spirito. Dovevo accontentarmi delle fotografie: perché costavano meno. Ma quelle piccole fotografie avevano il pregio di accentuare tutti i chiaroscuri della scultura ed io vi passavo sopra delle lunghe ore di meditazione e di ricerca. E’ il segreto della mia arte…..rapito alle fotografie “.
 Il concetto dell’immagine, dell’importanza del dettaglio, della parte dell’opera che deve raccontare sono prerogative che subito appaiono nelle sue sculture. Il titanismo è altra sua prerogativa, l’artista è l’unico in quel panorama che si affaccia all’alba del nuovo secolo che riesce a descrivere il senso del contrasto, di quella lotta che esiste nella pressione interna delle forme e che sfocia cavalcando l’interno flusso energetico che nella materia esiste. 
 “ L’opera d’arte non è per gli occhi ma per l’anima “.
 In questa dichiarazione l’artista vuole sottolineare il suo credo: la sua scultura non deve soddisfare solo la parte estetica ma necessariamente appagare quella etica.
 Vero, nelle sue sculture Wildt riesce a fondere la Materia con lo Spirito. 
Il successo è per lui immediato ed in maniera sfolgorante subito varca i nostri confini e le commesse gli giungono numerose dai grandi intellettuali dell’epoca. Sono sculture che intrigano, stupiscono e coinvolgono per quella sua capacità di trasformare il marmo in carne. Non facile è il momento per chi si è intellettualmente presentato al giudizio dell’arte. Nel 1912 nasceva quel – nuovo - che per la scultura era un sasso o meglio un macigno nel lago: difatti Marcel Duchamp chiedeva a Fernad Leger se esistesse una scultura più bella di un’elica di aeroplano, contemporaneamente Pablo Picasso costruiva una chitarra in cartone e Umberto Boccioni pubblicando il Manifesto tecnico della Scultura Futurista cancellava ogni passato, mentre Filippo Tommaso Marinetti  affermava essere una macchina in velocità più bella della Nike di Samotracia ! 
La risposta del nostro ormai consacrato artista fu vincere alla Permanente di Milano il premio più prestigioso, quello del Principe Umberto, con l’opera La Trilogia ed il Corriere della Sera così commentò l’evento “ L’opera fu la più discussa, ma anche ammirata, decisivo l’apprezzamento del re che si fermò a lungo davanti al bizzarro e poderoso gruppo “ Fu il riconoscimento per una magistrale esecuzione in totale controtendenza ai modi della scultura in auge del momento avanguardista.
Margherita Sarfatti la fondatrice del movimento Novecento, guro dell’arte italiana e considerata il maggiore e più influente critico dell’arte contemporanea  spiegava il suo successo internazionale con il fatto che : “ se le montagne stan ferme gli uomini viaggiano ed i cataloghi viaggiano. Vero, la cultura non si ferma mai ! “
Ormai Wildt è artista unico nel panorama del novecento e grazie alle sue capacità, dotate di una maestria tecnica fuse ad una magistrale interpretazione tematica, fa si che la Sarfatti dichiari “ pensoso scalpellino lombardo si rivela fratello di quegli antichi rivieraschi dei nostri laghi, i tagliapietre comancini e campionesi, che inerpicarono nel cielo la gotica selva del Duomo e scavarono nel sasso la gloria d’Italia fino alle sponde remote “. Si sottolinea questa suo sapere lavorare il marmo che è  assolutamente unico nel suo contemporaneo ma che si riallaccia ad una historia legata ai grandi  consacrati quali Bernini e Michelangelo ma pure ai grandi sconosciuti artigiani che hanno fatto uniche le nostre chiese ed i nostri incredibili monumenti di cui l’Italia è più che ricca. Oggi si direbbe il dna continua.
Il clamore intorno ai suoi successi fa dire ad un altro importante critico Bucci :“ Il fascino di Wildt stava in un’estraneità che lo proiettava in una mitologia arcaica, in spazi siderali, come all’origine del mondo “.
Ormai è considerato il mago del marmo perché sa plasmarlo come nessuno, ritrovarne dentro i dettagli, le anatomie ed i colori. E’ il negromante che ci racconta quanto vi è dentro ogni immagine, ogni scultura può essere eretica o santa: può essere tutto.
Il Vate, Gabriele D’Annunzio lo definì: “ grande artista “.
Sicuramente Wildt può essere considerato uno dei grandi simbolisti ma pure il primo primitivo moderno. Il mondo conosce questo grande del marmo, il movimento Novecento invade ed influenza l’ambiente culturale internazionale. Mi piace ricordare l’attenzione che le sue opere ottennero in Argentina dove il giovane Lucio Fontana presentò l’evento attraverso una incisione inneggiante alla sua opera, era il 1925 a Rosario di Santa Fè, due anni dopo visitando l’Esposizione Biennale di Brera alla Permanente di Milano affermò “ El unico es Wuildt veramente maravilloso “ e l’anno dopo si iscrisse al suo corso di scultura in Brera. Il maestro riconobbe immediatamente il genio del giovane argentino e lo promosse subito dal secondo anno al quarto anno.
Il mondo lesse la sua- Arte del Marmo - edita da Hoepli mentre la sua consacrazione ufficiale venne con la nomina di Accademico d’Italia insieme ad Luigi Canonica, Antonio Mancini, Giulio Aristide Sartorio, Marcello Piacentini, Brasini, Di Giacomo, Enrico Fermi, Marinetti, Mascagni e Pirandello.
 Nel 1930 la mostra del Novecento Italiano organizzata dalla Sarfatti a Buenos Aires coinvolse entusiasticamente la numerosissima comunità italiana e non solo: il cognome Wildt era sulla bocca di tutti.
Il marmo nelle sue mani si trasformava in messaggio, emozione ed in carne.
 I chiaro scuri, le coraggiose affermazioni, i suoi credo sono nel cuore di tanti,  mai in vita un’artista verificò così profondamente il successo della propria arte. La capacità di affrontare temi profondi e così differenti tra di loro come: La Vita - Il Dolore - Il Santo - La Morte - La Pietà – L’Anima – La Mater Purissima – La Vittoria – La Luce – La Madre - Il Figlio – San Francesco, di sviscerarne il loro profondo credo e il riuscire a farci raggiungere la vera anima dell’opera fu unica. 
Il 13 marzo 1931 termina di sorprendere con la sua arte il mondo che attonito lo ricorda in moltissimi necrologi, amo ricordare cosa scrisse Mario Sironi: “ Adolfo Wildt è morto. Scompare uno spirito delicato e umanissimo che sembrava raccogliere talvolta nello spirito, in un chiuso recesso di Milano, città d’oro e di ferro, le trame più sottili, i sogni più umili, quasi intessuti di lagrime e pie meditazioni. Il marmo traduceva in apparenze concrete, reali, quelle palpitazioni mistiche. E nel marmo i sogni si ampliavano in impeti grandiosi, senza che la materia si rivelasse in alcun punto nella libertà della sua natura….. E forse in questa trasformazione mistica della dura compagine del marmo, che risiede il segreto dell’arte di Wildt, la sua espressione più completa e più alta, la sua italianità di nuovo Maestro, di Campione. “
Un grazie ai curatori Paola Mola e Fernando Mazzocca che regalano al visitatore il più raffinato - Choc emotivo ed estetico – che una mostra d’arte possa regalare.   

Daniele Crippa








lunedì 7 settembre 2015

ADA SCULTRICE

Visita allo studio di ADA  Scultrice, un bel negozio prospiciente al mare ad Imperia, da una parte spiaggia e mare, dall'altra negozi  e studi di artisti.
Quello di ADA si affaccia con una vetrina ricca di strane figure, si entra e nello spazio ricolmo di oggetti, gessi, manichini ecco apparire le famose donne di ADA.
Alte belle eleganti, sinuose, coloratissime e profumate di resine e di salsedine che arriva dalla spiaggia di fronte.
Nella apparente confusione, ceramiche tipo art decò, teste di gessi colorati, una gamba appesa ad una parete
una apparente osteria immaginaria dove  tutti passano a salutarla, a ridere e scherzare.
ADA è allegra, simpatica, perfetta padrona di casa e  mi diverto a vedere e capre questo suo magico mondo di grande creativa.









domenica 23 agosto 2015

CERAMICHE SAN GIORGIO – ALBISOLA- 20 AGOSTO 2015
NES LERPA CON GIOVANNI POGGI E DIANA BACCHIAZ
NES LERPA che da 15 anni lavora e opera ad Albisola presso le ceramiche SAN GIORGIO,  la più importante fornace di Albisola frutto della geniale creatività di GIOVANNI POGGI. POGGI, ha un talento straordinario per scoprire gli artisti e  mantenere rapporti con loro. La genialità è nell’artista e GIOVANNI POGGI la individua con un fiuto straordinario, senza esitazioni e senza sbagliare MAI.  Individua il senso del colore  ed il  talento artistico che vengono catturati  da Poggi , fa esplodere nel colore e nelle creazioni più straordinarie artisti di fama mondiale.

Qui lo vediamo con il DANESE ROSSO, NES LERPA e con Diana Bacchiaz che porta un nuovo trofeo alla sua bella collezione museale.




























mercoledì 1 luglio 2015

FRANZ HITZLER
 I COLORI: ecco ciò che caratterizza e rende facilmente riconoscibili i dipinti di FRANZ HITZLER. Il colore è il fattore determinante della sua opera- talvolta greve, fortemente materico, esplodere in bolle, sgorga dai fondali, zampillante da fondali a volte fluidi ed effimeri, galleggianti.....Il colore appare allora in tutte le forme e manifestazioni- chiaro e puro, isolato,o stratificato piatto e lineare, o .applicato con pennelli spessi o con le dita.  Come un’onda fluttuante- si,..... un oceano- attira l’osservatore , coinvolgendolo nell’opera stessa,  e  strappa lo spettatore in un mondo che può essere espresso in questo modo da FRANZ HITZLER solamente. Un mondo senza parole. Il pittore non  conferisce mai titoli ai suoi lavori.

Il vortice trascina in un’altra realtà, una realtà che non può essere rappresententata ne verbalizzata; un  luogo  dove trovare la propria forma attraverso una eruzione intuitiva, in cui le  esperienze senza parole dell’artista- come anche quelle dell’osservatore – vanno ben  oltre la trascendenza. Per Franz Hitzler, vuol dire entrare in contatto con la sua psicogenesi, la sua esperienza con la nascita e con la morte, con la paura, con il dolore  (e anche col dolore collettivo), con la violenza ,con la distruzion. La distruzione  che si esprime con tagli e mutilazioni delle sue tele, e  non  di gran lunga una conclusione, verso  una più grande estensione, e lascia che qualcosa si sviluppi da ciò, agglomerando i frammenti in nuovi ibridi memoriali, ricongiugendo i frammenti in soglie e simboli di transizione – o in irregolari, multifaciali, piani pittorici.
Il cammino artistico che Franz Hitzler ha iniziato  verso i 60anni è marcato da una forte individualità.  Osservando i forti stimoli, si possono trovare tracce e vicinanze con il “BLUE RIDER” ed in parte con il gruppo COBRA di Asger Jorn. Le sue fonti  filosofiche e letterarie all’inizio si ispirano a Nietzche ed Henry Miller, e successivamente si coinvolge con la psicanalisi, in particolare con Freud, Reich e Jung; ma gli è familiare  Artaud, Bataille, De Sade, Bloch e Adorno,insomma lunghi  viaggi, e percorre il pensiero dal taoismo di LaoTse al misticismo indiano e al Buddismo zen.

Franz Hitzler completa i suoi studi accademici tra il 1962 e il 1972 alla scuola d’Arte di Agsburg e alla Accademia di belle arti di Monaco. La lista delle sue esposizioni personali in musei internazionali e gallerie inizia dal 1978, nel 1997 viene eletto  membro della Academia  Bavarese di Belle arti
Franz Hitzler
Franz Hitzler was born at Thalmassing near Regensburg in 1946 in Thalmassing. In 1962 he travelled alone to Amsterdam to study Rembrandt in the original. After this crucial encounter, Franz Hitzler decided to become a painter. That same year he attended the Augsburg Art School, where he was a pupil of Heinz Butz's. 
The following year Hitzler established a studio of his own at Asbach-Bäumenheim. In 1967 Franz Hitzler continued his studies at the Munich Art Academy, finishing in Fritz Nagel's master class. In the late 1960s Franz Hitzler turned to both sculpture and ceramics and in 1970 he did his first woodcuts and monotypes.
In 1972 Franz Hitzler moved into a studio in the Haidhausen section of Munich. During the years that followed Hitzler developed an iconography of his own as well as a distinctive formal idiom: the statements he made with his art became more pointed, his forms were consolidated and increasingly bold, with increased emphasis on line. 
At the age of thirty-two Franz Hitzler had his first one-man show. A trip to Venice in 1979 enabled Hitzler to study Titian at the Accademia. In 1981 Hitzler was awarded a "Förderpreis by the Bavarian Ministry of Culture". A year later he embarked on slit and collaged pictures. In 1997 he became a regular member of the Academy of the Fine Arts in Munich. Franz Hitzler deals primarily with the fateful influences on our lives, the experiential spaces between suffering and the turn to positive experience, which he translates into painting distinguished by spontaneous and impulsive handling. Many public and private collections own examples of Franz Hitzler's work.